Cellule staminali e fattori di crescita

Cellule staminali

L'utilizzo clinico delle cellule staminali in medicina, ad oggi non ha ancora portato ai risultati sperati e tale affermazione è anche valida per il trattamento della calvizie.
I nostri studi e le nostre ricerche in collaborazione con altre équipes e laboratori internazionali effettuati negli ultimi anni non hanno finora permesso di ottenere risultati tangibili come d'altronde per tutti gli altri gruppi mondiali impegnati in questa ricerca.
I nostri sforzi in ogni caso continuano. Il dato positivo però di queste ricerche è che ci hanno permesso di capire meglio certi meccanismi per ampliare gli orizzonti dei nostri studi.
Siamo infatti riusciti a capire meglio i meccanismi che causano la caduta dei capelli ed i rapporti tra il capello destinato a cadere e le strutture circostanti.
Il capello “malato” è un capello che, per semplificare è come se non riuscisse ad interfacciarsi correttamente con le strutture con le quali si integra (papilla dermica, ghiandola sebacea, ghiandola sudoripara, ecc.).
Ristabilire un corretto rapporto ed equilibrio tra tutte queste componenti potrebbe voler dire evitarne la caduta. In pratica chi i capelli li ha persi, li ha persi e di staminali o altro se ne potrà fare ben poco mentre chi li sta perdendo potrebbe evitare la calvizie.
Avremo trasformato così un insuccesso in successo e fatto un passo avanti: prevenire la calvizie sarà meglio che curarla.
I tempi per raggiungere questo obiettivo non li conosciamo; 10 forse 15 anni? Non lo sappiamo, in ogni caso il nostro impegno nella ricerca di ottenere il capello “bionico” continua e chissà se anche con l'ausilio di una buona dose di fortuna oltre al continuo e pressante impegno i nostri sforzi non vengano premiati ma sempre e solo con prove inconfutabili, verificate e costantemente ripetibili.
Per il momento però non facciamoci illusioni.
Altro discorso è l'utilizzo di staminali provenienti dal tessuto adiposo nucale prelevate in corso di intervento ed applicate o somministrate nell'area del trapianto per migliorare i processi di guarigione ed attecchimento dei capelli trapiantati.
L'utilità di questa procedura è relativa vista la bassa concentrazione di cellule staminali presenti che è sicuramente inferiore ai fini vitali ad una buona vascolarizzazione dei tessuti, ad una corretta tecnica chirurgica poco traumatica, ad una buona gestione delle unità follicolari in corso di intervento o ad altri fattori legati al paziente quale ad esempio che il paziente non sia un forte fumatore.
In ogni caso “tutto fa” e la possiamo considerare un'ulteriore arma fra le tante per la buona ricrescita del nostro intervento.

Cos'è il PRP e PRP-HT?

PRP-HT vuol dire Platelet rich plasme hair therapy; in pratica il PRP è plasma autologo arricchito di piastrine per centrifugazione ed è destinato a produrre un’amplificazione o una riattivazione ed accelerazione dei fenomeni di cicatrizzazione naturali. Pertanto dove c’è un processo cicatriziale che deve essere regolato, migliorato o stimolato, esiste una sua buona indicazione. Il PRP permette inoltre il miglioramento di fenomeni cicatriziali in patologie quali le tendinopatie. Ma non bisogna pensare che sia una panacea. Da qualche anno il suo utilizzo è stato introdotto anche nel trattamento dell’alopecia androgenetica e noi, tra i primi, abbiamo effettuato una sperimentazione gratuita su un gruppo di pazienti ma i risultati sono stati molto poco incoraggianti. Personalmente, quindi, anche nelle sue più recenti varianti non lo consiglio nel trattamento delle alopecie androgenetiche (calvizie maschili).