L'uomo dei sogni

Da: Playboy - Maggio 2011

01 giugno 2011

L'uomo dei sogni

Sono in piedi da mezz’ora e sono le 6 passate. Devo sbrigarmi a uscire, così per le 7.30 potrò iniziare il consueto giro dei pazienti operati in clinica ed essere in sala operatoria per le 8. Come sempre... Mi ricordo quando, per seguire mio padre nei suoi giri, mi preparavo come sto facendo ora. Bei tempi... E proprio durante le visite nei paesini dell’Abruzzo che è nato in me il desiderio di seguire le sue orme. Ero colpito dalla semplicità di quel mondo, dall’umanità che caratterizzava i rapporti tra medico e paziente. Forse allora i dottori erano meno preparati, ma certamente erano più umani. C’era un feeling che si instaurava e che sentivo di riflesso nelle parole delle persone che mi dicevano «Sbrigati a laurearti che così scegliamo te come medico!». La differenza rispetto a ora è che a quei tempi l’interesse non era solo per il benessere dei corpo, ma anche dello spirito. In realtà la mia strada ha percorso un sentiero nella stessa direzione: che pur allontanandosi apparentemente da quello di mio padre, in realtà mi ha riconciliato con quel modo di fare. Nonostante lui non è che mi abbia proprio incoraggiato, anzi mi diceva: «Guarda che di gente con il mal di gola ce ne sarà sempre, ma di quelli che vogliono correggere un naso brutto?!?».

UN GIORNO COME TANTI PER PIERO ROSAT ISIGNIFICA AVERE TRA LE MANI I DESIDERI E LE SPERANZE PIU RECONDITE DI MOLTE, A VOLTE INSOSPETTABILI, PERSONE

di Federia Ostoni - foto Mattia Zoppellaro

Ma io sono diventato comunque chirurgo estetico. E adesso mi prendo cura non solo del corpo ma anche dello spirito dei pazienti. Perché ii mio lavoro li aiuta a sentirsi meglio, a proprio agio. Chi non ha mai fatto caso che quelle persone che hanno un difetto, che so, un naso brutto, e che ne risentono, fanno di tutto per non offrire mai il proprio profilo agli altri? Con il corpo noi parliamo, comunichiamo. E per questo che è percettibile un cambiamento che avviene nelle persone dopo un intervento: sono più disinvolte, si lasciano andare, si sentono rinati. Ecco, mi piace pensare a me stesso come a un carrozziere dei corpo. È attraverso il corpo che parliamo. Pur restando in silenzio. A proposito, di carrozziere... un tempo mi piacevano le auto d’epoca. Però richiedevano davvero molto impegno. Adesso mi “accontento” di una bella auto, come la mia 86: raffinata, comoda ma con sotto il cofano il motore di una Lamborghini Gallardo! Un mix armonico tra eleganza e potenza, così come la bellezza è un mix armonico tra corpo e mente che ci porta a stare bene con noi stessi.
Per me molto dipende da quell’aura che circonda ciascuno, che qualcuno poi chiama anche fascino. Ci sono donne con lineamenti perfettamente simmetrici alle quali il fascino manca e donne alle quali, al contrario, difetta un viso perfetto ma sono più belle proprio per via di quell’aura particolare. Anche alle mie amiche lo chiede sempre: preferite che vi dicano quanto sei bello o quanto sei affascinante? In generale non esistono uomini o donne brutti, solo persone che trascurano il proprio potenziale. Per esempio mi ricordo quella pubblicità del cioccolato con i cereali dove una ragazza durante un picnic svela di avere le imbottiture nel reggiseno e le lenti a contatto colorate e lui, per “ricambiare’ mettendosi le mani nei capelli si toglie il
parrucchino e poi vanno via felici mano nella mano... Sono molti che dovrebbero comprendere questa cosa. Perché c’è una grandissima differenza tra l’avere un difetto fisico che diventa problema psicologico e viceversa avere un problema psicologico che si addossa al difetto fisico.
Nella mia professione è indispensabile fare questa differenziazione. Ed è anche il motivo per cui quotidianamente mi ritrovo a rifiutare richieste di intervento che mi vengono sottoposte. Sarebbe più facile dire di si, ma la percezione alterata che hanno di sé significherebbe comunque delusione dopo l’operazione.
Perché il problema di fondo ci sarebbe ancora. Non è corretto illudere la gente, perché le cicatrici psicologiche sono più dannose di quelle fisiche. Allo stesso modo quando vedo minorenni su cui si è intervenuti chirurgicamente, non so, per ingrandire il seno, mi chiede cosa abbiano in testa i genitori. Ci sono difetti che certamente è utile correggere anche nei minori se diventano un problema di sviluppo sociale che non permette di vivere serenamente, ma in genere il problema maggiore se lo fanno i genitori e non i ragazzi! Un discorso diverso invece si dovrebbe fare per i ragazzi deturpati dagli eventi bellici, e anche per gli adulti vittime di gravi incidenti: proprio per loro ho fondato la Onlus Torna a Sorridere. Anche se a volte penso che avrei fatto meglio a operare senza mettere su un’associazione, come facevo prima: troppa burocrazia da gestire e poi spesso le persone si offrono di aiutare, contribuire e poi si tirano indietro. Eccomi pronto per uscire. Oggi è proprio una bella giornata. Ferrara è una magnifica città dove vivere e si adatta perfettamente al mio carattere schivo e riservato. Anche se il massimo relax per me è andare nel mio buen ritiro siciliano, nella mia casa sulla spiaggia; un posto talmente bello che l’hanno scelto come set di Montalbano... adoro il mare e poter passare tutto il mio tempo a leggere, magari anche due libri contemporaneamente, uno più leggero e uno più impegnativo, cucinare e anche fare un po’ di sport. Non certo a livello agonistico, ma un po’ di sport, tennis e qualche giro in bicicletta per me sono ideali... Si fa tardi. Oggi nel pomeriggio sono in ambulatorio. Ho una visita con la figlia di una mia ex paziente. Mi capita spesso. E se è una soddisfazione vedere che il rapporto che si è creato con il paziente è stato talmente soddisfacente che è passato addirittura di generazione in generazione, dall’altro, beh... è un segnale del tempo che passa. E io a volte, sì, posso trasformare qualche sogno in realtà, ma a fermare il tempo non ho ancora imparato! Ecco, se dovessi rifare qualcosa di me, sarebbe proprio la carta d’identità. Ora aspetta che alzo un pò il volume della radio, stanno parlando di Silvio. Il presidente lo conosco bene, è un amico, se devo esprimere un giudizio sull’uomo posso affermare che è uno di quegli amici veri, leali e sinceri, di quelli coi quali basta uno sguardo o un silenzio. Lo posso ben dire, dal momento che non solo l’ho conosciuto ma l’ho anche operato: sono stato io a fargli il famoso trapianto di capelli cui è seguito il periodo con la bandana. Mi viene da sorridere, ricordo che a un certo punto eravamo insieme nella biblioteca della sua casa di via Rovani a Milano, e lui aveva appena espresso la sua preoccupazione: «Piero, ma mi ricresceranno davvero i capelli dopo la tua operazione?». E io: «Silvio, impegnati, se fallisco con Berlusconi, che fine mi faranno fare?». E lui mi ha risposto: «Non ti preoccupare, dovesse succedere ti assumo io… ». Ora eccomi in ambulatorio, basta con i ricordi. A proposito, devo ricordarmi di non fare tardi stasera che siamo a cena fuori con amici. Una serata tranquilla, di quelle che piacciono a me. Devo andare a letto presto, visto che domani mattina la sveglia suonerà ancora alle 5.30! Eccomi di nuovo in camice.
«Professor Rosati, buongiorno». «Buongiorno a lei».

Coi sogni di chi abbiamo a che fare oggi?