Invasiva o soft quella plastica che cambia il viso - La Repubblica

Da: La Repubblica, 5 Febbraio 2013

05 febbraio 2013

Invasiva o soft quella plastica che cambia il viso - La Repubblica

Mascella, zigomi e mento: è su questo “terzetto” che si gioca buona parte dell’attrattiva soprattutto (ma non solo) del viso maschile, stando alle indagini condotte a più riprese, come quella guidata dagli psicologi statunitensi della Penn State University, pubblicata sul Journal of Experimental Social Psychology. Nei maschi contribuisce ad accentuare le caratteristiche di forza e virilità, nelle donne sottolinea l’armonia e la grazia dell’ovale e del profilo. Tanto che secondo l’Asaps (American Society for Aesthetic Plastic Surgery), vi è stato un boom di richieste di correzione chirurgica del mento: +71% nel 2011 (ultimi dati disponibili).

«La mentoplastica è l’intervento d’elezione per conferire maggiore simmetria a un viso con un mento pronunciato oppure sfuggente, e con risultati permanenti – spiega Piero Rosati, docente di chirurgia plastica ed estetica del collo e della testa all’Università di Ferrara – per l’intervento di riduzione, si procede con una piccola incisione all’interno della bocca, nella parte più bassa della gengiva inferiore, per asportare l’osso in eccesso. Se, invece, è necessario aumentare il volume, attraverso una piccola incisione interna o nel solco sotto il mento, s’inserisce una protesi in silicone, scelta per armonizzarsi con gli altri piani del viso».

Entrambe le procedure si eseguono in anestesia locale e sedazione venosa e durano complessivamente circa mezz’ora. «Dopo l’intervento, il paziente dovrà seguire una dieta semiliquida e fredda per qualche giorno. Il ritorno alla normale vita sociale è possibile dopo una settimana», puntualizza l’esperto. Solo se si procede con l’incisione esterna rimarrà una piccola cicatrice sottile e lineare, ma quasi invisibile considerata la posizione. «Se necessario, in un unico intervento, la mentoplastica può essere abbinata alla rinoplastica (profiloplastica), oppure a una mini liposuzione o a un lifting del collo, in caso di doppio mento o di un cedimento dei tessuti per effetto dell’invecchiamento», conclude Rosati.

Se le imperfezioni sono meno importanti, si preferiscono alternative più soft. «La mentoplastica “non chirurgica” consente di ottenere un aumento volumetrico sostenuto e di durata apprezzabile (in media 8-10 mesi) – spiega Patrizia Piersini, medico estetico docente della scuola di Medicina estetica dell’Agorà di Milano – per queste metodiche si utilizza acido ialuronico denso, o in macroparticelle, oppure idrossiapatite di calcio, un filler, riassorbibile come lo ialuronico, a base della stessa sostanza che compone le ossa, ma sintetizzata in laboratorio. Per le infiltrazioni, in entrambi i casi si utilizzano aghi sottili o una microcannula a punta smussa, che aiutano a ridefinire il volume del mento e a dare, se necessario, una maggior proiezione, rendere i contorni più dolci o riempire piccoli avvallamenti che si creano per il riassorbimento del grasso sottocutaneo a causa dell’aging, e che conferiscono alla pelle del mento l’aspetto “acciottolato”».


 

 
Invasiva o soft quella plastica che cambia il viso