Trapianto di capelli FUE: qualcosa sta finalmente cambiando

16/07/2019 di Prof. Piero Rosati
Articoli del Prof. Piero Rosati

Per anni su questo sito e nella nostra clinica abbiamo cercato di fare, quasi in solitudine, una campagna di informazione sulle realtà nascoste e ingannevoli della tecnica di trapianto di capelli nota col nome FUE.

Perché questa campagna

Non lo abbiamo fatto per motivi commerciali (del resto sarebbe stato molto più semplice e remunerativo allinearsi al trend) ma per motivi squisitamente medici ed etici: le tante persone che vanno all’estero per il trapianto di capelli FUE corrono seri rischi. E chi lo fa in Italia? In tal caso nel 99% dei casi sta optando per una tecnica vecchia e già abbandonata da molti chirurghi per via degli scarsi risultati nel medio-lungo termine.

La tecnica "FUE"

La tecnica FUE, è utile precisare, in sé non è pericolosa anche se sicuramente nella gran parte dei casi è obsoleta e non offre un bel risultato che dura nel tempo. Il problema vero è che rende tecnicamente possibile effettuare il trapianto anche per persone del tutto prive di competenze mediche e chirurgiche.

Vogliamo ribadire un concetto: non ci interessa un metodo “industriale” per il trapianto di capelli, perché ai nostri pazienti vogliamo garantire il massimo risultato. Naturalezza dell’effetto e foltezza: questo chiedono i nostri pazienti. Per ottenere simili risultati la tecnica più moderna ed efficace a nostra disposizione si chiama FUT con metodica CFU. Per questo i nostri pazienti si possono considerare al sicuro e possono essere contenti di aver fatto la scelta giusta, anche se i grandi manifesti e le pubblicità per radio dicevano il contrario.

La campagna sul Black Market

La forza commerciale delle cliniche che praticano il trapianto FUE stava diventando tale da trasformare la competizione in una lotta tra Davide e Golia. Oggi però le cose stanno cambiando. Innanzitutto è entrata in partita l’ISHRS, associazione che riunisce tutti i più grandi chirurghi della calvizie del mondo. Da qualche mese l’ISHRS ha deciso di impegnarsi in una campagna d’informazione su scala mondiale. Quello che ne viene fuori è un ritratto sconvolgente del cosiddetto “Black Market” del trapianto, con cliniche turche e di altri Paesi in via di sviluppo che assoldano per eseguire le operazioni chirurgiche persino rifugiati e taxisti che vogliono arrotondare lo stipendio

La FUE come "scorciatoia"

Per capire questo fenomeno dobbiamo risalire all’origine della FUE. Negli anni le tecniche di trapianto sono diventate via via sempre più raffinate e dunque costose da praticare, con la necessità di personale medico sempre meglio attrezzato e qualificato. Proprio il successo di questi trapianti, effettuati magari da VIP molto visibili sui media, ha fatto aumentare la domanda di interventi, ma i chirurghi bravi rimanevano pochi. Questo ha fatto scattare l’idea da parte di abili imprenditori di ripescare una vecchia tecnica più semplice, darle un nome nuovo (FUE) e proporla alle masse. Ecco perché la FUE può essere teoricamente praticata anche da personale molto meno esperto, spesso non medico ma neanche infermieristico, ovviamente anche con risultati disastrosi e mettendo in pericolo il paziente (link alle foto).

I problemi arrivano dopo...

Tuttavia perché in rete girano tante foto di risultati FUE molto convincenti? Il motivo è semplice: intanto le foto sono spesso manipolate o riciclate tra più cliniche. Purtroppo sul web è facile far credere cose non vere e questo è un limite difficilmente superabile. Inoltre i problemi della FUE emergono dopo 1-2 anni: solo dopo un po’ i capelli cadono più di prima, anche nell’area donatrice per i motivi che abbiamo spiegato anche in un video poco tempo fa (link), oltre al fatto che spesso ricadono anche quelli trapiantati e le aree donatrici sono terribilmente deturpate da esiti cicatriziali importanti che possono precludere ulteriori trattamenti di risistemazione del trapianto fatto.

Che cosa sta cambiando

Che cosa sta cambiando oggi? Semplice: i pazienti iniziano a parlare. Non è facile, perché ammettere di aver scelto una clinica estera solo per risparmiare qualche soldo non fa fare una bella figura. Se il problema creato poi è di tipo estetico la cosa si fa ancora più complicata. Alla difficoltà (comprensibile) bisogna però rispondere con un incoraggiamento: chi è stato rovinato in una di queste “fabbriche” del trapianto di capelli in Turchia o altri Paesi ha la responsabilità di farsi avanti e aiutare gli altri a non commettere gli stessi errori.

Il futuro

C’è un altro aspetto però da considerare, come ha fatto notare Arthur Tykocinski, Presidente dell’ISHRS (la più autorevole associazione mondiale che raggruppa tutti i chirurghi della calvizie) nell’ultimo numero della rivista “Forum”: se i pazienti iniziano a parlare è probabile aspettarsi un declino della FUE, a tutto vantaggio di chi ha sempre difeso la FUT. Chi si è sempre speso nell’informare i propri pazienti sul come e perché dei vantaggi della FUT non avrà nulla da rimproverarsi. Anzi toccherà proprio a costoro salvare il settore del trapianto di capelli. E’ persino lecito aspettarsi una fase in cui gran parte dei pazienti sarà composta da coloro che dovranno riparare i danni delle cliniche del Black Market e della FUE.

Del resto, su questo fenomeno, faccio mio il parere espresso tempo fa dal famoso chirurgo americano di New York, il Dr. Feller, che dall’alto della sua grande esperienza ha giudicato i risultati ottenuti con la FUE in queste “catene di montaggio” come “i peggiori della storia dell’autotrapianto di capelli, paragonabili soltanto ai cosiddetti ciuffetti di bambola”.

Le nostre conclusioni

Come si vede il mercato è composto da trend e da mode, ma come abbiamo detto più volte il trapianto di capelli è un atto chirurgico, non un pacchetto turistico-commerciale. Fare chiarezza nell’interesse del paziente è un dovere per il chirurgo perché del resto, ricorda sempre Tykocinski, quello che è più importante nel rapporto medico-paziente è la fiducia, ed è proprio quella che non bisogna tradire mai.

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