Trapianto anche senza capelli: staminali e stampa 3D promettono la rivoluzione (ancora lontana)

30/07/2019 di Prof. Piero Rosati
Articoli del Prof. Piero Rosati

Il trapianto di capelli ha due facce: la prima è che di fatto, se svolto nei dovuti modi, è l’unica soluzione che offre risultati duraturi e gradevoli. La seconda è che come tutti gli interventi chirurgici, non sempre è possibile e sicuramente è meno pratico rispetto ad altri trattamenti. Per fare un esempio: se si potesse guarire dalla calvizie con una pillola, probabilmente nell’arco di pochi mesi vedremmo sparire le teste calve. Purtroppo, nonostante le campagne pubblicitarie di Finasteride e Minoxidil, la presenza di tante persone calve dimostra che per ora non c’è un farmaco che curi la calvizie

La terza via: clonare usando le cellule staminali

Tuttavia pare che si stia aprendo una terza via, grazie all’uso delle tecniche di clonazione, alle cellule staminali e ai recenti avanzamenti nell’ambito della stampa “3D”. Grazie a questi elementi, si sono avviate delle ricerche per la produzione in laboratorio di capelli da trapiantare ottenuti direttamente dal materiale genetico del paziente. Tutto questo sembrava impossibile fino a pochissimi anni fa, ma affrontando le difficoltà una ad una, si stanno ottenendo i primi risultati.

La sfida

Perché ricostruire un capello in laboratorio è così difficile? Perché dietro a quello che è un “groviglio” di filamenti di proteine, si nascondono complessi meccanismi cellulari. Infatti il corpo umano per produrre un singolo capello sfrutta letteralmente migliaia di cellule staminali chiamate “papille dermiche” collocate alla base del follicolo pilifero. Un essere umano sul capo ha circa 100.000 follicoli, la cui vita però è limitata nel tempo. Con la scomparsa nel tempo delle papille dermiche i follicoli si rimpiccioliscono e si disattivano, impedendo al capello di crescere.

Se il follicolo di disattiva, non lo si può riattivare e da qui nasce il problema della cura della calvizie. Ecco perché se si parla davvero di “ricrescita” dei capelli lo si può fare solo nel contesto dell’autotrapianto, perché in tal caso si prelevano le unità follicolari laddove sono ancora attive e le si trapiantano nelle altre porzioni del cuoio capelluto. I risultati sono però limitati dalla disponibilità di un numero sufficiente di unità follicolari utili.

L’uso delle cellule staminali

Ecco perché la creazione di nuovi capelli sembra una strada molto promettente per il mercato. La scienza sta facendo progressi su questo e altri fronti nell’ambito delle terapie basate sulle cellule staminali. Esse, se si specializzandosi in follicoli, potrebbero essere usate per ricoprire nuovamente le aree del cuoio capelluto rimaste calve.

La grande promessa delle cellule staminali sta nel fatto che oltre ad essere molto versatili, minimizzano il rischio di rigetto, perché vengono prelevate dallo stesso paziente.
Imprese e scienziati stanno dunque lavorando insieme per costruire dei veri e propri “centri di coltivazione dei capelli”.

La ricerca

Nel meeting annuale dell’International Society for Stem Cell Research, si è mostrato il trapianto avvenuto con successo di unità follicolari umane nel topo. Questa è l’immagine, dove si vede un ciuffetto di capelli spuntare fuori dalla pelle dell’animale. Siamo ancora lontani da una testa che sfoggia una folta chioma, ma è un primo passo in avanti.

Foto di capelli trapiantati nel topo ottenuti con cellule staminali
Foto di capelli trapiantati nel topo ottenuti con cellule staminali, Immagine di TheAtlantic


Questi risultati però non si possono ancora definire “definitivi”. Robert Bernstein, un dermatologo di Manhattan specializzato in trapianto di capelli, ha commentato i risultati spiegando che quando si prova a clonare le unità follicolari in laboratorio, dopo un po’ esse smettono di produrre capelli perché la loro struttura si scioglie e non è più capace di funzionare. Se però si riuscisse a tenere le cellule legate insieme nella caratteristica forma a goccia, esse continuerebbero a comunicare tra loro e sviluppare il capello. Bisogna dunque costruire una sorta di “stampo” che renda possibile tutto questo.

Le novità

Ci sono due strade percorse. La Stemson Therapeutics ha avviato una partnership con la casa farmaceutica Allergan per sviluppare una sorta di “mini-impalcatura” che consenta al follicolo di svilupparsi nel modo corretto.

Nel frattempo Angela Christiano, professoressa di genetica e dermatologia alla Columbia University, ha usato la stampa 3D per generare una sorta di micro-ciambella che mantiene in posizione il follicolo e le papille dermiche mentre si differenziano diventando capelli. Questo risultato è stato pubblicato sul Nature Communications lo scorso dicembre.

L’idea di Bernstein è quella che una guida sintetica biodegradabile possa essere l’approccio più promettente e rivoluzionario per il settore, anche se ci sono ancora problemi da risolvere.

I tempi e i costi.

Il problema potrebbe risiedere per molto tempo ancora nei costi: coltivare le cellule e stampare in 3D migliaia di queste micro-guide, follicolo per follicolo, potrebbe costare cifre esorbitanti, almeno per i primi anni. Inoltre siamo ancora nelle fasi iniziali della sperimentazione, per cui per almeno i prossimi 10-15 anni difficilmente questa sarà una soluzione fruibile, per lo meno a costi paragonabili a quelli di un buon trapianto FUT con metodica CFU.

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