Che cosa è il "trapianto" di capelli non chirurgico?

21/04/2020 di Prof. Piero Rosati
Articoli del Prof. Piero Rosati

Recentemente sono comparsi alcuni articoli su Internet, che pubblicizzano il cosiddetto infoltimento di capelli non chirurgico, da alcuni chiamato anche "trapianto non chirurgico".

Innanzitutto non chiamiamolo trapianto

Innanzitutto per fare chiarezza diciamo subito che il termine trapianto in questo caso è un termine errato, ed è paradossale per un'attività artigianale e non chirurgica. Ci sono ovviamente varie differenze a seconda di chi lo propone, ma il cosiddetto infoltimento non chirurgico non è nient'altro che una protesi o parrucchino costituito da un materiale che può avere lo spessore di una pellicola o quello di una calotta su cui vengono innestati dei capelli naturali morti o sintetici. Il tutto viene poi attaccato alla testa con delle colle o dei nastri biadesivi. Se guardiamo chi reclamizza questa soluzione, vedremo risultati straordinari, costi bassi, nessun problema collaterale e soprattutto la possibilità di avere tutti i capelli che volete perché basta fare una protesi più folta.

Questo naturalmente al contrario dell'autotrapianto, dove si ha a disposizione un quantitativo di capelli fisso e che rimarrà quello. Quindi con queste premesse il cosiddetto parruchino sembrerebbe una soluzione ideale. Ci sono però delle cose che non vengono mostrate in questi video, e di cui non si parla in questi articoli.

Il disagio del parrucchino

Primo: chi è affetto da calvizie e sente su di se lo sguardo degli altri, e quindi prova disagio, a maggior ragione avrà questa sensazione quando porterà in testa una protesi, soprattutto se il cambiamento è stato molto radicale o addirittura dall'oggi al domani. Questo a differenza del trapianto chirurgico dove il miglioramento invece è progressivo. Questo è un aspetto piuttosto sottovalutato, ma se ci facciamo caso l'autotrapianto di capelli si è diffuso proprio per via del senso di insicurezza dato dall'imbarazzo che può generare un parrucchino. Imbarazzo a volte non inferiore a quello provocato dalla calvizie stessa. I motivi li sappiamo: paura che la protesi si stacchi, perché magari ci crescono i capelli sotto che spingono e diminuiscono l'aderenza, soprattutto quando si fa molto sport o quando si suda. Magari si ha paura che il parrucchino sia stato attaccato male o che piccoli scollamenti ai bordi, soprattutto sull'attaccatura, creino un effetto innaturale.

Il problema della manutenzione

Secondo: la protesi è un oggetto, lo definirei quasi un indumento a cui bisogna fare periodicamente manutenzione, il che vuol dire cambiarlo, lavarlo almeno una volta alla settimana. Quindi è necessario staccare la protesi, magari strappando i capelli che ci sono sotto, togliere i residui di colla, lavarla, usare prodotti ad hoc per prevenire problemi di irritazione cutanea o eventuali altri problemi igienici, riapplicare poi la colla e i supporti per riattaccare nuovamente questa protesi. Questa manutenzione certamente se si è un po' minuziosi si può fare a casa, ma più spesso va fatta in centri specializzati. Quindi questo lega moltissimo il paziente alla propria città, per cui se uno vuol partire e andare via 3 settimane, come fa a trovare un centro magari a New York o a Londra che gli faccia la manutenzione? Se dobbiamo fare un viaggio, magari con altre persone, rischiamo di non poter godere della privacy necessaria per svolgere tutte queste operazioni di manutenzione. O immaginate in casa, in famiglia, con i bambini che girano fare delle operazioni di manutenzione, di asportazione, di posizionamento di una protesi. In più, ogni volta che faremo ciò ci guarderemo allo specchio e vedremo sempre la nostra calvizie aggravata da un taglio di capelli talvolta un po' bizzarro che è necessario per incollare la protesi. Se la manutenzione non viene fatta periodicamente, i capelli sottostanti ricrescendo e spingendo sulla protesi la rendono instabile.

Una soluzione di cui si resta schiavi

Terzo: le protesi di nuova generazione sono sicuramente molto migliori di quelle del passato in termini di effetto estetico, soprattutto dei classici parrucchini. Ma si tratta di una soluzione di cui si sarà schiavi a vita: sarà necessario rifare la protesi periodicamente, anzi le protesi, perché si deteriorano nel tempo. Dunque questa è una soluzione meno economica di un trapianto di capelli, senza contare i costi di manutenzione e senza contare che la calvizie sarà ancora lì dove l’abbiamo lasciata. Anzi probabilmente sarà peggiorata se abbiamo stressato ulteriormente il cuoio capelluto con colle e ripetute operazioni di ancoraggio e distacco della protesi. Quarto: i capelli delle protesi non crescono. Questo vuol dire che quando dovremo andare a tagliare i capelli, dovremo stare attenti a fare in modo che la lunghezza dei capelli ancora presenti sia sempre quella giusta, pena un pessimo effetto estetico dato dalla cattiva integrazione della protesi. Avere sempre qualcosa in testa può fare caldo, o addirittura molto caldo, facendo sudare ed in pazienti calvi che spesso hanno una concomitante dermatite seborroica questa sudorazione può determinare anche un odore non sempre gradevole.

Pensate se malauguratamente sbattete la testa, o avete un incidente, e dovete andare in ospedale per fare una TAC, una risonanza, sarete terrorizzati dal fatto che vi tolgano la vostra protesi. Tutte queste cose sono esattamente il motivo per cui il trapianto di capelli già da decenni ha superato in popolarità le protesi o parrucchini. Quindi l’autotrapianto di capelli, in particolare la tecnica FUT con metodica CFU, è la scelta che libera da tutti questi problemi e che ridona alla persona i propri capelli, con la loro ricrescita e la loro evoluzione naturale, diventeranno bianchi, non ci saranno ricadute e non danneggerà ulteriormente un cuoio capelluto già in difficoltà come quello di chi sta perdendo i capelli.

Infine, una piccola riflessione

Ed infine facciamo un po' una piccola riflessione: ma non è che tutto questo interesse per il rinfoltimento non chirurgico stia tornando proprio ora, dopo qualche anno di euforia per i trapianti con tecnica FUE sia all’estero che in Italia, e che hanno dato risultati spesso deludenti o addirittura disastrosi? Attenzione! Non è la chirurgia il problema, che invece è ancora la soluzione migliore e preferibile, ma la mancanza di serietà di chi ha promesso tanto a tanti, a prezzi stracciati e non ha saputo poi mantenere le proprie promesse. Questo vale per ogni tecnica o metodo proposto.

Piero Rosati

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