Trapianto di capelli in Turchia e Black Market: che cosa c'è da sapere

La caduta dei capelli trapiantati con la FUE

La scoperta shock dell'ISHRS: "Potresti essere operato da un taxista".

Sempre più persone vengono attirate dai siti web del mercato nero del trapianto di capelli nelle cliniche di paesi quali Turchia, Albania, India, Grecia e altri. Il fenomeno sta crescendo ad un ritmo allarmante, grazie alla promessa di prezzi bassi e dove potreste essere operati da un tassista o da un rifugiato siriano senza alcuna qualifica sanitaria.

Per questo motivo ho deciso di rilanciare anche in Italia la campagna informativa dell'International Society of Hair Restoration Surgery (ISHRS), associazione americana che raccoglie tutti i chirurghi qualificati dei capelli del mondo, che sta dedicando a questo problema un ampio dossier.

Cercherò di raccogliere in questa pagina tutto il materiale informativo dedicato al tema, con la speranza che il maggior numero di persone possibile, attratte magari in buona fede da una comunicazione molto efficace di queste "cliniche", possa riflettere e valutare con maggior accortezza le modalità del loro prossimo trapianto di capelli.

Un nuovo fenomeno: i "rovinati" dai trapianti low-cost

Come chirurgo ho avuto modo nella mia storia di notare il verificarsi, in certi periodi, di veri e propri “trend”. Parlando con alcuni miei colleghi ho avuto la conferma di un fenomeno che sempre di più si sta presentando nei nostri studi medici: la presenza di persone che hanno subìto un intervento di autotrapianto di capelli fuori dalla UE, prevalentemente in Turchia, e che già dopo un paio di anni hanno lamentato di essere rimasti molto scontenti del risultato.

Si tratta del fenomeno dei trapianti “low-cost”, eseguiti con tecnica FUE, che negli ultimi anni sono stati oggetto di grandi investimenti pubblicitari in Italia e in altri paesi europei, venduti tra l’altro come parte di pacchetti turistici e non come terapie mediche.

Quello che però si sta verificando è la presenza di sempre più persone che dopo anche uno o due anni lamentano la caduta dei capelli trapiantati e, ancora peggio, un’accelerazione della caduta degli altri capelli.

Innanzitutto posso affermare una cosa: nella mia più che trentennale esperienza, non ho mai visto il verificarsi di questo fenomeno sui miei pazienti, grazie all’uso della tecnica FUT e alla sua evoluzione, la CFU.

La campagna dell'ISHRS

L'ISHRS ha ritenuto opportuno investire risorse in una grande campagna mondiale contro questo fenomeno che se non contrastato porterà ad un aumento esponenziale di casi irreversibili di danneggiamento dei pazienti.

I problemi del personale non qualificato

Il primo motivo per cui la FUE in questi soggetti ha fallito è che nelle cliniche orientali dove questi pacchetti promozionali vengono venduti lavorano equipe poco preparate e non formate che commettono parecchi errori. Il più grave è quello di prelevare capelli non idonei, destinati cioè a cadere, banalmente perché l’operatore - spesso nemmeno infermiere - non sa quali sono i capelli giusti.

I problemi della FUE

Le cicatrici

Il secondo motivo è che la tecnica FUE comporta tantissime microcicatrici nell’area donatrice, causando fibrosi e dunque un calo dell’afflusso del sangue, accelerando così la caduta dei capelli, trapiantati o meno.

Lo strappo

Il terzo motivo è che la FUE, che prevede un vero e proprio strappo dei capelli, fa sì che il tessuto adiposo che dovrebbe proteggere le unità follicolari una volta innestate venga perso, col risultato di rendere più difficile e problematico l’attecchimento dei capelli.

Le contraddizioni

Se a questo aggiungiamo che la tecnica FUE viene spesso venduta con tanti “correttivi” contraddittori rispetto alle caratteristiche della FUE stessa (come ad esempio l’iniezione di tessuto adiposo) o addirittura con riferimenti a tecniche che non hanno alcuna valenza scientifica, il quadro è chiaro: la comunicazione pubblicitaria in questo momento si preoccupa troppo spesso di spingere la vendita con argomentazioni che nulla hanno a che fare con la salute e il benessere del paziente. Il risultato è la comparsa di tutti queste persone che si trovano ora a dover correggere la situazione, sottoponendosi a nuovi interventi e dovendo sostenere altri costi.

Se il danno è fatto...

Se si è rimasti vittime di un trapianto mal fatto, il miglior suggerimento è quello di prenotare una visita presso il proprio chirurgo di fiducia. Qui sotto è presente un video con alcune utili indicazioni.

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