Trapianto di capelli fuori dalla UE: che cosa c'è da sapere

Un nuovo fenomeno: i "rovinati" dai trapianti low-cost

Come chirurgo ho avuto modo nella mia storia di notare il verificarsi, in certi periodi, di veri e propri “trend”. Parlando con alcuni miei colleghi ho avuto la conferma di un fenomeno che sempre di più si sta presentando nei nostri studi medici: la presenza di persone che hanno subìto un intervento di autotrapianto di capelli fuori dalla UE, prevalentemente in Turchia, e che già dopo un paio di anni hanno lamentato di essere rimasti molto scontenti del risultato.

Si tratta del fenomeno dei trapianti “low-cost”, eseguiti con tecnica FUE, che negli ultimi anni sono stati oggetto di grandi investimenti pubblicitari in Italia e in altri paesi europei, venduti tra l’altro come parte di pacchetti turistici e non come terapie mediche.

Quello che però si sta verificando è la presenza di sempre più persone che dopo anche uno o due anni lamentano la caduta dei capelli trapiantati e, ancora peggio, un’accelerazione della caduta degli altri capelli.

Innanzitutto posso affermare una cosa: nella mia più che trentennale esperienza, non ho mai visto il verificarsi di questo fenomeno sui miei pazienti, grazie all’uso della tecnica FUT e alla sua evoluzione, la CFU.

Perché in questi soggetti la FUE non ha funzionato?

Perché questa differenza? Innanzitutto non si tratta di una cosa nuova: già 30 anni fa, quando si era agli albori di questo tipo di chirurgia, il collega e pioniere Manfred Lucas di Monaco stava riscontrando lo stesso problema con l’uso di una tecnica da lui messa a punto; tale tecnica, all’epoca nota col nome “Mini-Micro Autotrapianto” è esattamente quella che nel tempo sarebbe diventata poi nota come FUE. Tale tecnica dunque non prese piede per via dei risultati scadenti che generava.

I problemi del personale non qualificato

Il primo motivo per cui la FUE in questi soggetti ha fallito è che nelle cliniche orientali dove questi pacchetti promozionali vengono venduti lavorano equipe poco preparate e non formate che commettono parecchi errori. Il più grave è quello di prelevare capelli non idonei, destinati cioè a cadere, banalmente perché l’operatore - spesso nemmeno infermiere - non sa quali sono i capelli giusti.

I problemi della FUE

Le cicatrici

Il secondo motivo è che la tecnica FUE comporta tantissime microcicatrici nell’area donatrice, causando fibrosi e dunque un calo dell’afflusso del sangue, accelerando così la caduta dei capelli, trapiantati o meno.

Lo strappo

Il terzo motivo è che la FUE, che prevede un vero e proprio strappo dei capelli, fa sì che il tessuto adiposo che dovrebbe proteggere le unità follicolari una volta innestate venga perso, col risultato di rendere più difficile e problematico l’attecchimento dei capelli.

Le contraddizioni

Se a questo aggiungiamo che la tecnica FUE viene spesso venduta con tanti “correttivi” contraddittori rispetto alle caratteristiche della FUE stessa (come ad esempio l’iniezione di tessuto adiposo) o addirittura con riferimenti a tecniche che non hanno alcuna valenza scientifica, il quadro è chiaro: la comunicazione pubblicitaria in questo momento si preoccupa troppo spesso di spingere la vendita con argomentazioni che nulla hanno a che fare con la salute e il benessere del paziente. Il risultato è la comparsa di tutti queste persone che si trovano ora a dover correggere la situazione, sottoponendosi a nuovi interventi e dovendo sostenere altri costi.

Se il danno è fatto...

Se si è rimasti vittime di un trapianto mal fatto, il miglior suggerimento è quello di prenotare una visita presso il proprio chirurgo di fiducia. Qui sotto è presente un video con alcune utili indicazioni.