Estetica e Bisturi, la rivincita soft del mini-ritocco

Da: la Repubblica

28 febbraio 2012

Estetica e Bisturi, la rivincita soft del mini-ritocco

Dagli Stati Uniti al Brasile, dall'Europa alla Cina, pensando alla chirurgia plastica e alla medicina estetica, e relative statistiche, non possiamo più parlare di semplici pratiche volte al miglioramento del corpo e del viso. Semmai di una molla potente al "piacere" e al "piacersi" che non conosce più confini. Ma, nonostante certe esagerazioni del passato, come le "labbra a canotto" e i seni taglia XL, soprattutto in Italia abbiamo ormai raggiunto un senso di saturazione, sopravvivono perplessità e annose polemiche, come quelle sulla tossina botulinica (ora anche sott'inchiesta a Torino per labbra e occhi), che continua ad alienarsi le simpatie di una parte del mondo scientifico e degli esperti. Per non parlare del recente caso delle protesi al seno Pip, affrontato anche al recente Congresso internazionale di medicina e chirurgia estetica, organizzato dalla Sies a Bologna.

Anche sulla liposuzione, altra metodica molto diffusa (la prima nel mondo), si sono recentemente sollevati alcuni dubbi: secondo uno studio (su Obesity) condotto dai ricercatori dell'università del Colorado (Usa), garantirebbe solo un dimagrimento temporaneo perché il grasso eliminato si ricostituirebbe nel giro di un anno, sebbene in zone diverse da quelle d'intervento. «In realtà, questa ricerca non scopre nulla di nuovo », osserva il Prof. Piero Rosati, docente di chirurgia plastica ed estetica all'università di Ferrara. «La liposuzione o liposcultura nasce come intervento per modellare zone corporee limitate -addome, cosce, interno braccia per esempio - e, dunque, deve essere eseguita solo nei casi di grasso localizzato e strutturale (per esempio per le classice "culotte de cheval"), non per eliminare i chili in eccesso dovuti ad un'alimentazione scorretta. L'errore nasce da un'opinione diffusa: credere che il bisturi possa risolvere problemi che non gli competono », precisa l'esperto. Altra tendenza: nel 2011, secondo i dati Asaps (American Society for Aestetic Plastic Surgery), negli Usa la rinoplastica ha subito un calo del 3,4%. E anche in Italia la chirurgia al naso nell'ultimo anno ha registrato un indice negativo, passando dal 17% del totale degli interventi al 15%. «La rinoplastica è un intervento irreversibile che modifica sostanzialmente l'identità: probabilmente, oggi è più diffuso il timore di risultati non all'altezza delle aspettative. Tra l'altro, sono cambiati, fortunatamente, i canoni estetici: si desiderano effetti naturali e non piacciono più, per esempio, i "nasini" alla francese o con dorso molto concavo e punta piccola », osserva Fiorella Donati, professore di Chirurgia Plastica Endoscopica all'università di Milano. D'altro canto, proprio per evitare visi "omologati" e garantire risultati naturali, si tendono a preferire restyling facciali a base di miniritocchi e comunque reversibili (filler, biorivitalizzazioni, luce pulsata o altre metodiche soft). «Con la tecnica upper face reshaping, per esempio, si possono ripristinare i volumi della zona fronte-occhi, che con l'età tendono a "svuotarsi". La tecnica prevede l'innesto di acidi ialuronici Nasha di diverse densità, capaci di integrarsi perfettamente nei tessuti, che sono iniettati attraverso delle micro-cannule con punta smussata, meno dolorose e traumatiche rispetto ai classici aghi. Il risultato, che può durare oltre un anno, apporta un refreshing visibile e immediato all'intero viso », conclude la Donati.

 
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