Il laser non basta più

Da: Sanissimi (Inserto de "Il Giornale")

01 maggio 2007

Il laser non basta più

Incontriamo il Professor Piero Rosati, specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica del viso, della testa e del collo, che invita a tenersi lontani dagli interventi da "pausa pranzo", dai risultati spesso di scarsa qualità

Il laser non basta

di Francesca Druidi

Ormai la chirurgia estetica non appartiene più a un'unica fascia di età, ma è divenuta un'estesa abitudine contemporanea, trasversale a ceti sociali e generazioni. Ce lo conferma il Professor Piero Rosati, luminare di chirurgia plastica ed estetica cervico facciale, conosciuto anche per essere uno dei massimi esperti in Italia di trapianto di capelli. «Ma attenzione - sottolinea - un intervento non è mai un gioco o una moda da seguire, ma un'azione che può avere conseguenze importanti sul nostro corpo e sulla nostra mente». Un passaggio, quindi, che va bene meditato e mai anticipato.
Qual è lo stato attuale della sua disciplina? Vi sono novità rilevanti emerse nell'ultimo anno?
«In un anno è cambiato molto poco, quasi niente a dire il vero. Il problema è che può sembrare che sia mutato qualcosa, perchè non c'è nulla di più facile che attribuire un nuovo nome a una vecchia tecnica. Fondamentalmente non ci sono state significative rivoluzioni, che nel nostro campo avvengono di solito ogni quattro-cinque anni. Ci sono, invece, piccole conferme, su tipi di trattamenti ancora marginali».
Da un punto di vista tecnologico, in chirurgia si parla sempre più spesso di laser. E' uno strumento che può definirsi una valida alternativa alla chirurgia tradizionale?
A mio parere, assolutamente no. Oggi ci riempiamo la bocca con la parola laser per giustificare un effetto miracoloso o per caricare le parcelle. Se lo impieghiamo come bisturi, non c'è alcuna differenza tra un tagliente tradizionale e un laser per, ad esempio, togliere un neo. Ma le performance tecniche di una lama tradizionale rimangono, a mio parere, migliori. Se poi parliamo dell'utilizzo del laser in dermato-chirurgia, dove si usano laser resurfacing, è possibile che si ottengano risultati di grado superiore, ma questo valica un pò le mie competenze perchè si tratta soprattutto di interventi si superficie. Il laser può andare bene nel campo vascolare, ma nell'ultimo anno non si riscontrano particolari novità, sebbene sia stato raffinato l'ambito delle frequenze. Anche nel caso dei laser che eliminano i tatuaggi, spesso si finisce soltanto con il sostituire i tatuaggi con discromie della stessa forma del disegno che si sarebbe voluto rimuovere. Io effettuo solitamente la blefaroplastica con il bisturi, e io stesso mi sottoporrei all'intervento con questa procedura».
Cosa spinge i pazienti a rivolgersi al chirurgo plastico? E' più forte la volontà di correggere un difetto fisico oppure di sentirsi a posto con se stessi?
«In questo ultimo caso, il paziente dovrebbe rivolgersi a uno psicoterapeuta. Se una persona viene da me perchè il suo naso ha una gobba evidente è un disagio motivato e obiettivo. Il chirurgo può aiutarlo a migliorare, ma lo deve mettere anche in guardia avvertendolo che per ottenere un risultato deve sottoporsi a un intervento in anestesia generale. Questo presuppone un ricovero e un fastidio per almeno quindici giorni. A quel punto, il paziente fa le sue valutazioni e si chiede "me la sento?". Chi si rivolge a noi deve, infatti, riflettere sull'opportunità di optare o meno per l'operazione e solo se decide in questo senso noi lo possiamo aiutare. E' pur vero che se un paziente capisce quello che puoi fare per lui, si sente più a suo agio, ma il difetto deve essere concreto altrimenti diventiamo psicoterapeuti. Oggi sono molti gli uomini e le donne che si rivolgono a uno specialista perchè hanno fidanzate e fidanzati più giovani, e si sentono in competizione con i coetanei dei loro compagni».
Attualmente non c'è forse un pò troppa mala-informazione sulla portata di questi interventi, che vengono quasi paragonati a sedute di palestra nella pausa pranzo?
«Più che mala-informazione, possiamo parlare spesso di malafede, che è ancora peggio. Io sono contrario non solo al botox, ma anche ai "botox-party", agli interventi da "pausa-pranzo". Quando s'interviene sulla salute della gente non si scherza. Le cose serie si fanno in modo serio. Non è come andare un'ora in palestra o fare un massaggio per la cellulite, è sempre un intervento. Farla troppo facile porta poi ai drammi che vengono riportati dai mass media».
Anche i risultati rischiano in questo modo di non essere sempre apprezzabili, quando non si rivelano controproducenti. E indietro non si può tornare.
«Io posso affermare e sottoscrivere che nella mia attività il 45% , se non il 50% dei pazienti si rivolge a me per essere ri-operatio a causa di interventi già effettuati da altri e nella maggior parte dei casi non riusciti, oppure solo parzialmente soddisfacenti o non rispondenti alle aspettative».
L'età delle persone che si sottopongono a interventi estetici sta scendendo. Chi non è più giovane continua a chiedere dei "ritocchi". La forbice, quindi, si è allargata?
«Sì, anche se non si può fare un discorso di età vero e proprio, soprattutto nelle tecniche anti-invecchiamento. Ogni essere umano ha due tipi di età: una anagrafica e una biologica, che non sempre corrispondono. A questo si aggiunge la tendenza, sbagliata, di sottoporsi sempre più precocemente ad alcuni tipi di interventi. Un0azione non giusta, perchè si va a lavorare su aspetti minimi, sui quali i pazienti ripongono aspettative molto grandi, ma che spesso si rivelano insuccessi. Fare il lifting a una persona di trent'anni è una follia, perchè si rischia solo di scontentarlo, provocando cicatrici ancora più anti-estetiche di quelle che si avrebbero su un paziente di cinquanta-sessant'anni. Vedendo certi casi, non voglio pensare alla malafede, ma alla superficialità di valutazione».
L'età ideale per sottoporsi a un intervento va coillocata, quindi, dopo i trenta?
«Tenendo presente il discorso della doppia età, solitamente i primi veri gesti chirurgici si realizzano dopo i quaranta-quarantacinque anni con la classica blefaroplastica. E' importante però non anticipare i tempi».
Ormai la chirurgia estetica non è più dominio esclusivo dell'universo femminile. Sono sempre di più gli uomini che decidono di ricorrere a un "ritocchino".
«Si, gli uomini ci tengono di più e, sotto certi aspetti, sono più vanitosi delle donne. Sono pazienti abbastanza diretti, se si mettono in testa una cosa la fanno. Oggi gli uomini non si vergognano, esternano questa necessità, incentivati dalla competitività sociale e lavorativa. Un manager di 55 anni si deve, infatti, confrontare con i colleghi più giovani, magari trentenni, e a quel punto anche l'aspetto può giocare un ruolo decisivo. L'uomo, infini, già per mentalità è più vicino a un'età biologica inferiore».
Quali sono gli sviluppi che godranno di maggiore successo nei prossimi anni?
«In questi anni sono comparse sostanze ialuroniche che però conferiscono un aspetto innaturale al volto con zigomi prominenti. Invece, nell'ambito dei filler per il rimodellamento dei volumi del viso, funziona molto bene l'acido polilattico, che inizia a diffondersi perchè migliora i solchi del volto agendo sull'invecchiamento in modo preciso, producendo però un effetto più naturale, una rotondità più giovanile che viene associata alla pelle del neonato. In un settore che non dipende solo dalle mani del chirurgo, ma anche dalla tecnologia e dalla chimica, ci si aspetta sempre qualcosa. L'acido polilattico continua ad avere riscontri positivi».

 
Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 1Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 2Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 3Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 4Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 5Sanissimi - Il laser non basta più - Pag. 6